L’Italia fuori dalla Top20

L’Italia fuori dalla top 20 dei musei più visitati del mondo (http://www.repubblica.it/viaggi/2015/05/19/foto/musei_piu_visitati_al_mondo-114715362/1/). Questa notizia dovrebbe essere falsa, dovrebbe essere la burla di un comico o la fantasia di un complottista. Invece no, il Paese che conserva il 50% del patrimonio culturale dell’umanità non è riuscito a piazzare nessuno dei suoi musei tra i più visitati del pianeta, non è riuscito a far entrare i visitatori provenienti da ogni parte del globo nelle casseforti della nostra Storia. Il motivo di questa pericolosa debacle è la comunicazione dei contenuti. La comunicazione online, in particolare. Scorrete la lista dei magnifici 20 e visitate i siti web di questi super musei. Il portale è l’espansione digitale del museo, è un tutt’uno con il suo alterego fisico, perché la conservazione dei contenuti è un tutt’uno con la loro comunicazione.

ItaliamuseoLa comunicazione online si sviluppa su più livelli: il museo è un’attrazione turistica, ma anche custode della cultura e luogo della ricerca. Il rapporto tra cultura e tecnologia mediale non è percepito come paradossale, è armonizzato, l’offerta culturale stratificata, con il risultato di portare il sapere in molte più case e molte più persone nella casa del sapere. In Italia la situazione è molto diversa. L’offerta online dei maggiori musei nazionali è piuttosto povera, inesistente quella dei musei minori. Ed è un peccato, vista la qualità straordinaria di questi piccoli musei completamente sconosciuti al grande pubblico, oggi facilmente raggiungibile attraverso il web. Il Paese è schiavo di se stesso: da una parte, di un’élite intellettuale che teme la modernità e il legame tra progresso tecnologico e libero mercato. Che non osa virtualizzare, che pensa che avvicinare l’arte ai cittadini, renderla fruibile a più livelli, significhi volgarizzarla, scalfirne il valore assoluto. Dall’altra parte, di chi negli ultimi trent’anni ha fatto economia sulla scuola e sulla cultura. Di chi ha costretto tante realtà minori a doversi reinventare a costo zero, di chi è convinto che in un Paese condannato (fortunatamente) a dover vivere di turismo e cultura, si possa fare economia sulla conservazione, comunicazione, innovazione di questa. PS L’unica obiezione sensata a questo sconfortante ragionamento potrebbe essere la seguente: in Italia i turisti non entrano nei musei perché questa striscia di terra che si allunga nel Mare Nostrum è il museo a cielo aperto più grande e ricco del mondo. E allora perché chiudersi in un palazzo?

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